A review by printempsdesens
La figlia oscura by Elena Ferrante

3.75

La figlia oscura è un romanzo breve dai toni oscuri in cui una lucida riflessione sulla maternità si mischia ai sensi di colpa, alla percezione della propria identità versus il ruolo di madre che la definisce e finisce in molti casi per annullare il sé della donna. Il rapporto madre-figlia è motore della storia, l’elemento più intimistico e personale che porta con se le sofferenze di tutte le antenate:
“Ero stata, anni prima, una ragazza che si sentiva persa, questo sì. Le speranze della giovinezza parevano già tutte bruciate, mi sembrava di precipitare all'indietro verso mia madre, mia nonna, la catena di donne mute o stizzose da cui derivavo. Occasioni mancate.” 

di sua madre:
“Ma al primo conflitto la maschera non reggeva e anche lei aderiva ai comportamenti, alla lingua degli altri, con una violenza non diversa. La osservavo meravigliata e delusa, e progettavo di non assomigliarle, di diventare io diversa davvero”

e anche le future sofferenze della sua progenie:
“Perché ci hai fatte nascere se non fai che lamentarti di noi? Spezzoni di parole, sillabe soltanto. Viene sempre il momento in cui i figli ti dicono con rabbia infelice perché mi hai dato la vita.”

“Tanto più mi sentivo vicino a loro quanto più mi pareva di non portare la responsabilità dei loro corpi. Ma quella vicinanza estranea era rara. I loro disagi, i dolori, i conflitti tornavano a imporsi, continuamente, e mi amareggiavo, provavo sensi di colpa, Ero sempre, in qualche modo, l'origine e il punto di sfogo delle loro sofferenze.”

Leda è un personaggio spigoloso che cerca di strapparsi dal ruolo di madre per riprendere in mano se stessa anche a costo di risultare brutale (l’idea di spaventare l’attrae), ama le sue figlie ma commette tanti sbagli per stanchezza, per frustrazione, per insoddisfazioni personali e riversa tutto su di loro. Le sue nevrosi, le sue mancanze  non sono però da giustificare ma da comprendere, Ferrante ci invita a fermarci e riflettere sulla complessità del ruolo genitoriale e sul carico di lavoro che grava e ci si aspetta da una donna, rispetto a quello di un uomo e di come questo influenzi altri aspetti interpersonali, perché forse è vero che per crescere un bambino serve una tribù.